Piera: sono un Bulldog, nel mio dna non c’è scritto pupazzo e divano, amo la montagna

Articolo di Camilla Pasquero

NOTA DELLA REDAZIONE: se non siete consapevoli dei limiti vostri e del vostro cane, dal divano iniziate andando al parco, ma valorizzate il vostro cane, se lo merita.

In un sito dove articoli tecnici sugli sport cinofili sono all’ordine del giorno, non è stato facile decidere se e come scrivere questo testo, ma alla fine ho deciso che vi racconterò la storia così com’è con i nostri errori e le nostre conquiste. 

Perché io sono una neofita (o almeno lo ero quando ho preso il cane) e Piera è una bulldog inglese. 

E noi ce ne andiamo in montagna a conquistare le vette. 

No, non sono una maltrattatrice (anche se inevitabilmente mi è stato detto) e no, non facciamo trekking pazzo evidentemente non adatto ad un bullo.

Conosco il mio cane, le sue capacità e i suoi limiti… anzi spesso mi ha dato prova di sottovalutarla e non poco. 

Piera non ha fatto un gradino fino ai 7 mesi. Era un continuo prenderla in braccio perché, si sa, con i molossi non si scherza e durante la crescita le articolazioni vanno preservate. Dopo di ché il bulldog inglese è un cane e come tale va trattato. Ha bisogno di stimoli più di ogni altro cane (se no s’addormenta), di uscire da quella casa e di alzarsi da quel divano e andare ad annusare l’erba, correre nei prati, nei boschi e sentire l’odore della natura.

Sapeste quanti, troppi, bulldog relegati tra le quattro mura trattati, loro sì, come peluche e orsacchiotti pelosi… gli stessi che poi scopro essere iper-agitati, distruttori seriali di mobili e cuscini, montatori folli e in alcuni purtroppo non rari casi aggressivi con i proprietari.

Certo, non hanno davvero bisogno di lavorare, ma tra lavorare mille ore al giorno e non fare assolutamente NULLA… c’è un’ampia via di mezzo!

Sono sempre più convinta che siano cani particolarmente sfortunati poiché di difficile collocamento: da un lato snobbati da tutti quelli che hanno un minimo di cultura cinofila, dall’altro presi d’assalto dai peggio casi umani che vogliono il bulldog perché “tanto dorme sempre”.

Ed ecco spiegate le salsicce obese che rotolano per le strade d’Italia. 

Ma torniamo a noi: Piera è un bulldog inglese dal carattere molto tipico, che tradotto significa testarda come un mulo (faccio quello che voglio punto), con la docilità sotto le scarpe (collaborar che? Non capisco …) e una tempra davvero altissima (quaanto la fai lunga… vuoi che faccia finta di rimanerci male? No, scusa non ci riesco… ahah mi viene da ridere! Oppure: scusa mi hai per caso sfiorato? Mi pare di aver sentito del solletico sul sedere… vuoi giocare? Figata! Daiii!!!) Per una neofita alle prime armi che si appassiona di cinofilia, davvero un cane faciliiissssimo! 

Almeno dal punto di vista fisico è andata meglio: compie due anni a febbraio, da poco figlia di campione italiano, presa coscientemente dopo un’attenta selezione da parte della sottoscritta. Non presenta palato molle né narici stenotiche e respira perfettamente.

Per ora, devo dire, è andata egregiamente bene.

Dopo un accenno di dermatite all’età di 7 mesi, siamo subito passati a BARF che, insieme all’esercizio fisico costante, l’ha cambiata in meglio e l’ha resa più forte. 

Abbiamo iniziato con delle semplici passeggiate in piano ai giardini in città allungando ogni volta di un pochino. Poi piano piano ci siamo accorti che non ci bastava e abbiamo scoperto la montagna.

La gioia di questo cane quando siamo sui monti è indescrivibile.

Se in città la sua bullosità prende il sopravvento (credo che non ci sia niente che odi di più della passeggiata tra le vie del centro), in montagna tira fuori tutto il suo potenziale, la sua gioia di vivere e la sua energia. 

Avendo Piera meno di due anni, abbiamo iniziato da poco e come ogni cosa che facciamo da quando l’abbiamo presa stiamo imparando con lei e per lei.

Noi andiamo in Valle d’Aosta, in particolare in Val d’Ayas: poco turistica e poco frequentata, non essendo parco nazionale o area protetta non ci sono leggi che obbligano al guinzaglio ed è perfetta quindi per chi, come noi, vuole godersi in pace la natura insieme al proprio cane (oh non è che adesso ci si ritrova tutti li eh??!!)

Inoltre, è abbastanza in alto da non farci soffrire il caldo, perché se è vero che Piera non ha problemi, rimane pur sempre un bulldog, un cane brachicefalo che per formazione fisica patisce terribilmente le alte temperature.

Piera è un molosso e in quanto tale in territorio sconosciuto non si allontana MAI da noi per più di 4 metri e ha un buon richiamo.

Non è un cane che fa su è giù cento volte correndo sullo stesso sentiero mentre ti aspetta; lei va esattamente al mio passo.  E per l’amor del cielo NON È STANCA!!!! Tutte le volte lo stesso teatrino.

Sembra che seguano un copione comune: le poche persone che incontriamo quando ci vedono prima di tutto ridono (cacchio ti ridi???), poi partono con “poveriiiino è stancoo” (no guarda stanco sarai tu che hai la lingua a terra, lei non è stanca quella è la sua faccia!!! E poi è un bulldog, non un jack russell che adora correre a caso!) e l’immancabile

“ma cosa ti fanno fare, tu volevi stare sul divano verooo???” (ma i fatti tuoi no eh?).

Ormai lo so e appena vedo qualcuno da lontano parto subito con “sono più stanca ioooooo, lei è abituataaa” così ci si fa una risata e la chiudiamo lì.

Quindi se incontrate un bulldog in alta montagna sappiate che siamo noi (sfido chiunque a vederne un altro) e sappiate che no, non siamo stanche.

L’unica cosa a cui dobbiamo fare attenzione e su cui lavoriamo è la presenza di bestiame poiché Piera vorrebbe lanciarcisi in mezzo, abbaiare, invitare al gioco e in caso di mucche credo più che altro ucciderle (l’avessi saputo prima l’avrei socializzata, ma abitando in città non mi è proprio venuto in mente mannaggia a me!) Per fortuna in montagna si vedono sempre in lontananza e Piera conosce il Resta (essenziale se si vuole lasciar libero il cane), comando che mette in pratica egregiamente se la distrazione non è troppo vicina. Santo Debù e sante lezioni di rally-obedience 😊 

All’inizio Piera stava in mezzo, tra me e il mio compagno e da li non si muoveva mai. Seguiva passo passo i nostri movimenti e se in un ampio prato facevo una curva, lei dietro la faceva uguale; cosa che ci ha portato a non poche risate. Adesso, ha preso sicurezza e cammina sempre davanti a noi e se si ferma ad annusare un tronco o a rosicchiare un rametto poi corre a riconquistare il posto da capo fila. In base al dislivello ci fermiamo qualche minuto a riposare e a bere dell’acqua. Se troviamo un prato lungo il percorso è facile che ci si fermi per rincorrersi o fare la lotta e smorzare così il tragitto con momenti di gioco e relax. Solo nei passaggi più difficili, dove non si sente sicura, si ferma e mi fa passare. Sono i passaggi che preferisco, perché in quei momenti si affida totalmente a me e il nostro legame si rafforza. Un fiume da guadare, una discesa troppo ripida, delle rocce da scavalcare non sono più semplici scorci di un’escursione in montagna, ma ostacoli da affrontare insieme; ostacoli che una volta superati ci rendono una squadra più affiatata e più unita. 

Diversamente invece è la discesa: forse è perché le piace meno, ma in genere aspetta che scendiamo di qualche metro e poi se la fa di corsa e così via… appena la strada si spiana, riprende il suo posto in prima fila. Ve l’ho detto che non siamo professionisti 😊 

Tra le nostre maggiori conquiste ricordiamo i due trekking (con partenza da Estoul a 1815 metri) che giungono uno al Col Palasinaz a 2661 metri e l’altro a Punta Valnera a 2754 metri. Infine, il nostro ultimo record: il trekking al Colle Pinter a 2777 metri! 

Che dire: ora che abbiamo scoperto questa passione ci stiamo organizzando per affrontare i 3000. Ottenuto il brevetto di primo soccorso per cani della Salvamento Academy, ci serve solo una pettorina e un guinzaglio un po’ più tecnico e la cima giusta per noi. Per ora ci alleniamo ogni week-end che e che sia in montagna o in città, noi andiamo! 

Perché sì, è ora. Spezziamo i pregiudizi partendo dalle nostre azioni: se i bulldog possono camminare in montagna allora portiamoli! Se i chihuahua non sono cani da borsetta, allora tiriamoli fuori da lì e facciamogli fare un percorso di agility! Che tutti possano vedere di cosa sono capaci e che tutti possano trarne ispirazione per avere col proprio cane un rapporto più sano e felice. 

Finché vedrò gli occhi di Piera brillare dalla felicità, continueremo a salire.

Anche se sono una neofita e lei una bulldog inglese,

noi ce ne andiamo in montagna a conquistare le vette. 

Ps. Seguiteci su Instagram @Pierathebulldog 😉 

Dogsportal Redazione

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